
pag 382 - Ed il Saggiatore (2000)
Se ne "l’ultimo viaggio di Dio" è l’avventura la protagonista, in questo secondo romanzo della “trilogia di Dio” di Morrow è più l’aspetto teologico e biblico che viene sottolineato. La prima parte del libro in cui per vari motivi il corpo di Dio viene posto al centro di un enorme parco “divertimenti “ a tema e organizzato per redditizi pellegrinaggi ( il corpo di Dio è collegato a una specie di grande macchina per la rianimazione in quanto si sospetta che sia solo in coma e non definitivamente spirato) è stata per me un vero peso, stavo decidendo di abbandonare questa lettura. Ma non l’ho fatto, perché quando finalmente si arriva al succo della storia ( ossia il protagonista, un giudice di pace, in seguito a tragiche vicende personali decide di fare causa a Dio per crimini contro l’umanità chiedendo la condanna a morte definitiva staccando “la spina” della macchina che lo tiene in vita) si apre tutto un diverso interesse. Notevole il viaggio che il protagonista fa all’interno del cervello di Dio per avere le prove da portare al processo, dove si scopre che il pensiero divino è platonico e vi si ritrovano “le idee”, gli archetipi, di tutte le cose create. Con i compagni di viaggio (tra cui S. Agostino come se fosse il Virgilio dantesco, ma più somigliante a una moderna guida turistica per viaggi organizzati ) l’incontro con Noè, Abramo e Isacco ( questo brano è memorabile) il Behemoth, Lot a Sodoma, Jeshua sul Golgota (come non ripensare al Pilato de il “Maestro e Margherita”?) . E i bellisssimi capitoli del Diavolo ( Jonathan Sarkos di professione sarto ) inseriti come monologhi di una delle più sfolgoranti idee di Dio, il male. Meno coinvolgente la parte del processo.
ps: Abaddon oltre ad essere il nome del paese della Pennsylvania in cui vive e lavora il protagonista, è uno dei nomi più evocativi dell'inferno: è il nome ebreo sia di un angelo caduto sia del pozzo senza fondo dal quale l'angelo lancia i suoi richiami.
